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Città di Thiene

Provincia Vicenza - Regione del Veneto


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Cenni Storici

Thiene è un centro fra i più importanti della provincia di Vicenza. E' una cittadina di circa venticinquemila abitanti, ricca d'arte, storia e tradizioni, è stata fin dalle origini un centro di notevoli attività lavorative, per la sua fortunata ubicazione e l'operosità di suoi abitanti.
Situata ai piedi dell'Altopiano di Asiago e coronata dalla suggestiva zona collinare pedemontana è punto di convergenza per le vie di pianura e punto di diramazione delle vie che aprono alle montagne. Per questa posizione strategica Thiene ha saputo diventare luogo di incontro e centro preferenziale di interessi commerciali, agricoli ed industriali dell'Alto Vicentino.

Si sviluppo’ intorno ad un primo insediamento romano, una villa rustica che rappresenta il frutto dell’assegnazione di terre concesse dal Senato Romano a un soldato dal cui nome deriva quello di Thiene, dopo la fondazione di Aquileia (182 a.c.). La data della fondazione puo’ esser percio’ collocata intorno al 150/130 a.c.

Oltre ai vari reperti risalenti a quell’epoca, ancor oggi si puo’ individuare l’impianto tipico romano del "castrum". Si individuano facilmente il "decumanus" (est-ovest) nel Viale Bassani e Via G. Colleoni ed il "cardo"con Via S.M. Maddalena e Via Zanella (la costruzione di Villa Porto nel xv sec.ne ha interrotto la continuita’).

Nel punto di intersecazione (settore sud-ovest detto "sinistra") i romani ponevano l’edificio piu’ importante e quì a Thiene in quel punto si trovano i resti della vecchia Villa Romana; successivamente in epoca longobarda, nelle immediate vicinanze, venne edificata la chiesa madre dedicata a S. Maria, che sara’ poi incastellata.

Venne occupata dai longobardi divenendone, quasi sicuramente, sede di un "Gastaldo" che era preposto all’amministrazione del fondo e di uno "sculdascio" che comandava un piccolo manipolo di arimanni (uomini d’arme). Il territorio di Thiene faceva parte del ducato Vicentino; con l’arrivo dei carolingi venne a far parte del Marchesato del Friuli.

Nel 911 Berengario, all’epoca ancora Marchese del Friuli, autorizzò tutte le pievi della Pedemontana, e S. Maria di Thiene lo era, a incastellarsi per difendere i pochi beni (animali domestici, grano ecc.) dalle scorrerie degli ungheri. Divenuto Re d’Italia Berengario investì Sibicone, Vescovo di Padova, di tutto il territorio pedemontano e montano compreso tra la destra del Brenta e l’Astico: e’ il 25 marzo 915. Rodolfo, Re d’Italia, il 12 novembre 924 riconfermò quanto voluto da Berengario: Signore di Thiene fu il Vescovo di Padova che nominò suo rappresentante il titolare della Pieve di S.Maria per la cura della chiesa "incastellata" e dei suoi beni.

Politicamente Thiene fu guelfa perché il Vescovo di Padova veniva nominato tale dal Papa, mentre geograficamente apparteneva al "districtus" di Vicenza il cui Vescovo era di nomina imperiale e quindi di parte ghibellina.

Nel 1096 venne nominato dal Papa di Santa Romana Chiesa, quale Vescovo di Padova Pietro Cisarella il quale, dopo alcuni anni, si unì all’imperatore Enrico V e nominò Signore di Thiene, e quindi l’infeuda, un certo Martino (o Stefano). Per annullare le investiture fatte dal Vescovo Pietro di Padova e da altri Vescovi Italiani, venne riunito un "concilio ecumenico" a Guastalla che annullò ogni investitura fatta dai Vescovi "disobbedienti" al Papa dopo il 1106; cosi’ si spiega la sentenza del conte di Vicenza Guido Maltraversi (26 gennaio 1152) che riconfermò "Possessionem castri tienne…esse Sancte Justine Padue", quindi sotto il Vescovo Padovano Giovanni Cacio.

Quando nel 1164 iniziarono le contrapposizioni tra liberi comuni e Federico Barbarossa, i Thienesi, formati in Comune, chiesero di essere investiti del castello; il Vescovo Gerardo Onfreduzzi il 5 giugno 1166 livellò il castello all’arcipresbitero di Thiene, Tisone, al fratello di questo Prevedello e a un nobile di fede guelfa Giovanni de’ Lemici, che rappresentò un po’ tutti i Thienesi. Questi in cambio si impegnarono a versare uno staio di frumento e la meta’ delle somme riscosse per alcune pene, nel giorno di S.Martino, ogni anno.

Nel XIII sec. anche Thiene soffrì delle ostilita’ tra Ezzelino III (vicario imperiale) e Azzo VII d’Este, signore di Ferrara, filo papale. Ezzelino III infatti conquistò Padova nel 1237 e di conseguenza anche Thiene divenne parte dei dominii del da Romano: e questo fatto spiega perche’ Azzo VII il 21 aprile 1259, lunedi’, mise a ferro e fuoco Thiene guelfa e ne danneggiò seriamente il castello: ed era giorno di mercato. Dopo la morte di Ezzelino III il Comune di Thiene pensò a dare impulso alle attivita’ produttive: gran merito lo hanno le due rogge che passano in "pertinentia Villae de Tiene": la Verlata (1276) a sud e la roggia Thiene (1281), da nord a sud; l’acqua allora era l’unica fonte di energia conosciuta.

Nel 1283 il 12 giugno, il Vescovo Padovano Giovanni investe delle decine (diritto di riscuotere le tasse) e del diritto di imporre tasse il Sindaco e il decano di Thiene che agiscono in nome e per conto di tutti i Thienesi riservandosi solo il "quartese" (il 2,5 % dei prodotti agricoli): praticamente cede il feudo di Thiene ai Thienesi. Il Sindaco si chiama Giovanni Bello del fu Ottonello di Thiene e il decano Giovanni detto Pigocio figlio del fu Landrisio "de placha de tiennis".

Il periodo di relativo benessere durò poco, una trentina di anni. Nel 1312 Cangrande Della Scala, gia’ Vicario imperiale di Verona, si autonominò Vicario Imperiale di Vicenza e del suo "districtus" (provincia); Thiene rientrò nella Signoria Scaligera. I vicentini guelfi fuoriusciti si unirono con i guelfi padovani: iniziarono anni di battaglie e nel 1314 il Podestà’ padovano Ponzino rase al suolo Thiene, compreso il suo castello.

Nel 1317 Cangrande, con l’aiuto del suo"magister Militum", Uguccione della Fagiuola, sventò una seconda congiura, annientando la fazione guelfa. Ha inizio il dominio incontrastato del Dalla Scala nel Vicentino. Gia’ Cangrande ma piu’ ancora Mastino II, in questo aiutato da Simone di Thiene figlio di Miglioranza, che tanto aveva aiutato economicamente Cangrande, (cosi’ si puo’ spiegare in parte la rapida ascesa della famiglia Thiene) dette inizio al lento assestamento del "Districtus" vicentino in circoscrizioni burocratiche, giurisdizionali relativamente vaste (Podesterie e Vicariati); venne edificata la chiesa di S.Vincenzo, gioiello trecentesco, dai tre fratelli Thiene: Marco, Uguccione e Miglioranza.

Thiene divenne sede di un Vicariato (maggiore) comprendente, Santorso, Zane’, Carre’, Chiuppano, Calvene, Lugo, Zugliano, Sarcedo, Montecchio Precalcino, Villaverla, Dueville e Costabissara. Il "Vicariatus seu Rectoria Pedemontis Districtus" venne dato da Mastino II alla fine del 1338 a Vivario da Vivaro; nel 1340 passò a Ventura del Salgaro, che pero’ risiedeva a Malo.

Nel 1348 con la sede in Thiene "ubi reditur jus", venne nominato "vicarius totius Pedemontis" Ubertino Pegolotti di origine fiorentina. La sede del Vicario era posta sopra la loggia del comune (attuale monumento ai caduti). Dal 1379 al 1382 Vicario viene nominato Nicolo’ Malclavello, il quale edificò per se e per i suoi eredi, un palazzo vicino alla Loggia (Piazza Chilesotti) ma fu anche il primo Vicario che assunse l’incarico di "Capitaneus".

Durante il breve periodo Visconteo (1387-1404) il Vicariato di Thiene si ampliò venendovi a far parte Posina, Arsiero e Velo con S.Maria Brancafora. " Vicario Rettore Governatore di Thiene e le sue terre e Ville ivi scritte" fu nominato Bonzilio Velo. Nel 1404 Thiene, come tutto il territorio Vicentino, venne a far parte del territorio della Serenissima Repubblica Veneziana.

In quegli anni si trova traccia del primo ospedale ( inteso come ricovero) dei pellegrini in Thiene: nel testamento redatto da un certo Beraldo Sabaino il 1 febbraio 1423 questi lascia alcuni campi alla "Fabrice Hospitalis Sancte Mariae Mgdalene". Sempre nel 1423 il Doge Foscari in luglio fece incontrare a Thiene un suo rappresentante e il signore di Castel Beseno , Marcabruno II, per dirimere le controversie circa "differentie confinium montaneaurum et valium", che si protraevano da un secolo.

Nel 1439 il Doge Foscari fu costretto a mandare a Rovereto 200 militi vicentini comandati da Clemente di Thiene sempre per motivi di confini; sono i prodromi della guerra detta di Rovereto, in cui un gruppo di un centinaio di giovani thienesi al comando di Giacomo di Thiene Vicario e Capitano delle nostre citta’, entrò nel castello Roveretano, scarsamente difeso dai soldati del conte Gaudenzio di Matsch, che aveva fatto ritirare il grosso delle sue truppe, issando lo stendardo della Serenissima: il Leone marciano ritornò a sventolare grazie ai thienesi .

Forti di questo fatto i thienesi, dopo un periodo di carestia, si riunirono in convicinia giovedì 1 marzo 1492 per chiedere al Doge di poter tenere un mercato franco, libero cioe’ da imposte e dazi. E il Doge Agostino Barbarigo lo concesse con propria dogale datata 6 ottobre 1492:mercato da tenersi il lunedì; il primo si svolse lunedì 5 novembre di quello stesso anno.

Fu questo il periodo in cui sorsero in Conca Villa Thiene e in centro Villa Porto coi relativi oratori (S.Girolamo e Nativita’): Thiene, per questa concessione che muto’ radicalmente la sua economia, fu sempre fedele a Venezia. Lo fu pochi anni dopo, cercando di opporsi nel 1508 ai 4000 fanti e alla cavalleria di Massimiliano I d’Austria che scendevano anche per la Val d’Astico per attaccare Venezia: e sempre durante la guerra della lega di Cambray subi’ un saccheggio da parte dei soldati tedeschi e spagnoli.

La riconoscenza di Venezia si manifestò assegnando al Vicario di Thiene il capitanato non solo dei militi del Vicariato Thienese ma anche di quello del Vicariato Scledense e facendo edificare "il Tezon" nel 1581, in Conca, cioè la piu’ grande fabbrica di salnitro in provincia di Vicenza.

Iniziò un periodo di tranquillità e relativa ricchezza per i thienesi: alla fine del XVI secolo fu attivo un monte dei pegni che agevolò le iniziative commerciali e artigianali; nel 1558 gli abitanti sono 2222: la vecchia chiesa di S.Maria (lunga 18 m., larga 10 e alta 10) non fu piu’ sufficiente: nel 1625 venne abbattuta e si iniziarono i lavori per la nuova che sara’ ultimata proprio nel 1630, quando un’epidemia di peste mietera’ quasi 800 thienesi.

Ancora una volta Venezia aiutò Thiene: il Doge Francesco Erizzo nel 1640 concesse di far svolgere il 24 giugno di ogni anno una fiera franca di cavalli e bovini. Furono gli anni in cui sorsero i piu’ bei palazzi in citta’: accanto alla vecchia casa Pajello della fine del XV secolo (scioccamente abbattuta) la loggia Piovene-Parminiom, ora banca S.Paolo, Cà Brogliano-Pajello Sandini, Palazzo Fabretti-Ferrarin, Nievo Rossi Spillere, Zironda Saugo, Chilesotti Fabris, ora del Comune, Palazzo Pajello Saugo, De Antoni Savardo Bonomo Miola e tanti altri.

Nel 1732 ancora un Doge, Carlo Ruzzini, il 13 agosto riconfermò il mercato thienese. Thiene fu fedele a Venezia anche quando oramai era alla fine del suo impero. Nel 1797 i thienesi non deposero le armi all’arrivo delle armate francesi: fu necessario far intervenire una brigata e batterie di artiglieria ippotrainate per sedare gli animi. Ma ancora nel 1809 i thienesi, non contenti, si sollevarono contro i francesi e piu’ di un nostro concittadino finì in prigione e un paio fucilati. Fatto positivo dell’epoca napoleonica fu la realizzazione del primo acquedotto comunale: l’acqua arrivò a Thiene il 22 dicembre 1814.

Con la Restaurazione e la costituzione del Regno Lombardo Veneto, con gli Asburgo, di cui Thiene fa parte, la crescita socio economica, iniziata con Venezia, ebbe un ulteriore forte impulso. Sorsero le prime industrie: tessiture, filande, cappellifici,calzaturifici ecc. Durante questo periodo e’ bello ricordare due decreti imperiali:

  • 2 settembre 1845 l’imperatore d’Austria, Francesco confermò l’antico stemma di Thiene risalente al XIII secolo (che era rosso con colomba bianca attraversante e reggente un ramo di vite con un grappolo d’uva e imbeccante un ramoscello d’ulivo);
  • 19 gennaio 1857 l’Imperatore Francesco Giuseppe "riconfermò" a Thiene il titolo di citta’.

Durante le guerre di indipendenza Thiene non fu toccata dalle tante battaglie, ma diversi thienesi vi parteciparono. Ricordiamo tra i tanti, Pietro Scalcerle e i garibaldini Pedrazza e Signorini.

Nel 1866, Thiene come tutto il Veneto, entra a far parte del Regno d’Italia. Nel 1876, quando viene inaugurata la linea ferroviaria Vicenza Schio (che sarebbe dovuta proseguire nelle intenzioni fino al Roveretano), il Principe Savoiardo, poi Re Umberto I, fu ospite, nel castello Porto, del Conte Guardino Colleoni.

Durante la prima guerra mondiale, Thiene, posta nelle immediate retrovie, fu sede di comando di una divisione alpina francese, di una divisione di fanteria inglese e anche di un corpo d’armata Italiana comandata dal generale Zoppi, e poi altri, che alloggiava in castello e aveva il comando nell’attuale Municipio con il centralino, situato nell’interrato, per tutte le artiglierie della zona. Venne bombardata e collegata con Bassano e Marostica con una linea ferroviaria a scartamento ridotto con diramazione anche per Calvene per il trasporto delle munizioni e delle vettovaglie. Nel Palazzo Ferrarin soggiornò, giovanissimo, Amedeo Duca d’Aosta medaglia d’oro al valor militare nella seconda guerra mondiale.

Fra i tanti Thienesi, che nei diversi reparti operarono durante la seconda guerra mondiale è doveroso ricordare Guido Miotto e Giacomo Chilesotti ambedue medaglie d’oro al valor militare.
Durante questo secondo conflitto fu più volte bombardata e ci furono alcune vittime civili. Fu sede di reperti tedeschi, russi non comunisti, camicie Nere ecc. A Thiene venne costituita la brigata partigiana "G. MAZZINI".

Consolidò negli anni il ruolo di polo commerciale di prim'ordine e svolse funzioni determinanti per l'intero territorio vicentino, imponendosi nell'economia regionale quale importante mercato, in particolare di bestiame e latticini.

Con queste premesse Thiene si affaccia al nuovo secolo ricca, inoltre, di una valida tradizione artistico-culturale, come attestano, tuttora, l'amore per la buona musica, l'affermarsi di efficienti organizzazioni e sodalizi in tale settore, e il restauro del Teatro comunale, opera pregevole di liberty minore, ha perpetuato una funzione culturale ed artistica di primo piano, nella vita cittadina.

a cura di Angelo Rossi

 

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