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Città di Thiene

Provincia Vicenza - Regione del Veneto


Contenuto

Antonio Fabris "Diario 1915-1916"

Volume disponibile presso l'Ufficio per le Relazioni con il Pubblico del Comune di Thiene e le seguenti librerie: Il Gufo e Leoni di Thiene, Bortoloso e Ubik di Schio, La Bassanese e Palazzo Roberti di Bassano del Grappa, Liberalibro di Valdagno, Galla di Vicenza.

Introduzione

Non è difficile per chi oggi si interessa ai fatti della Prima Guerra Mondiale reperire delle informazioni in merito: i resoconti, più o meno accurati o sintetici, non mancano, così come i mezzi che rendono tali fonti d’informazione più facilmente accessibili rispetto a quanto avveniva un tempo. Tuttavia, i cento anni trascorsi dal conflitto ci impediscono di avere, oggi, una trasmissione diretta della memoria, dato che ormai non vi sono più reduci viventi.

A recuperare un contatto con quei tempi ormai lontani possono però essere le testimonianze scritte di coloro che li hanno vissuti, sperimentando di persona situazioni che la maggior parte di noi ha conosciuto solo per via indiretta attraverso l’insegnamento scolastico, oppure qualche traccia di memoria famigliare sopravvissuta nel tempo. Non ci si riferisce qui tanto ai resoconti ufficiali, quanto a quelli privati e strettamente personali: i diari. E proprio un diario è ciò che intende presentare ai lettori questo libro.

Autore di questo scritto è il thienese Antonio Fabris. Essendo nato il 6 maggio 1887, partecipa al conflitto da richiamato, lasciando il lavoro di commesso in un negozio di merceria e gli amici del circolo culturale S. Gaetano, parte dei quali sarebbe stata a sua volta chiamata alle armi. Da soldato semplice, quindi, Antonio viene assegnato al 139° Fant. della brigata Bari, una delle unità di riservisti mobilitate a causa dell’intervento italiano nel conflitto e, partito da Verona per il fronte dell’Isonzo, inizia a scrivere il proprio diario. Nei mesi successivi i taccuini su cui annota quasi giornalmente gli avvenimenti sarebbero diventati una compagnia fissa e, da un certo punto di vista, quasi una necessità. Ogni pagina accoglie una sintesi dei fatti della giornata, riflessioni, speranze, paure, nostalgia di casa, esasperazione per le difficili condizioni della vita al fronte.

Insomma, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio diario e, in quanto tale, ad uno scritto assolutamente personale e privato, un aiuto fondamentale per sopportare la dura vita di trincea, ed anche per sfogare qualche frustrazione – tanto che, ad un certo punto, Antonio vedrà di inviare a casa i suoi primi taccuini per evitare che occhi indiscreti venissero a conoscenza di varie osservazioni poco lusinghiere sull’operato di alcuni ufficiali. Trattandosi di un diario, in effetti, in esso vengono meno alcuni dei condizionamenti psicologici che connotano invece la corrispondenza, nel tenere la quale era necessario ricordare la presenza della censura e, d’altra parte, non si voleva certo mettere ancora più in ansia chi si trovava a casa. Inoltre, non era destinato ad essere letto da altri che non fossero i famigliari o gli amici più cari e, in ogni caso, non subito.

Potrebbe sembrare quindi un atto indiscreto il metterci a leggere questo diario, ma a far cadere le nostre remore in proposito dovrebbe contribuire la considerazione che, nello  scrivere questo resoconto giornaliero, Antonio ha più o meno consciamente cercato di lasciare traccia di sé trovandosi a vivere una situazione di estremo pericolo e di grande precarietà. Ed a farle meritare tutta la nostra attenzione è anche il fatto che questa traccia ci è pervenuta dopo aver attraversato un secolo di Storia che non è sempre stato facile per la nostra città.

Ma il valore della testimonianza lasciata da Antonio non si limita solo al lato umano, che il diario va inevitabilmente a toccare. Il manoscritto possiede un indubbio valore documentario in quanto, se considerato con la dovuta attenzione nel quadro del contesto storico di riferimento, offre validi spunti di approfondimento di aspetti, anche poco noti, riguardanti alcuni degli eventi principali che hanno interessato il fronte italiano tra il 1915 ed il 1916, come ad esempio le offensive italiane sull’Isonzo (in particolare Terza, Sesta e Settima battaglia), oppure la fase finale della Strafexpedition. Si deve, tuttavia, tenere ben presente che la prospettiva da cui Antonio vede, e vive, questi avvenimenti è sempre ‘dal basso, cosa che gli fornisce certamente la possibilità di cogliere molti particolari che inevitabilmente sfuggono alle relazioni complessive e più o meno ufficiali dei fatti, ma che, d’altronde, risente necessariamente della soggettività dello scrivente nel comprendere ciò che via via si verifica attorno a lui, che sia nel limitato contesto del plotone, della compagnia o del reggimento oppure in quello più ampio dell’andamento della guerra.

Antonio utilizza le pagine del proprio diario, infatti, anche come luogo in cui riflettere su quanto sta accadendo nel mondo in quel momento, sulle motivazioni che avevano portato l’Italia in guerra, o che avrebbero potuto condurre in tempi auspicabilmente brevi alla fine del conflitto. Spesso si confronta con i propri commilitoni su questi temi, in altri casi si sofferma su articoli di giornale letti nei momenti di calma. Antonio quindi si comporta come chiunque, anche al giorno d’oggi, voglia cercare con i limitati mezzi a propria disposizione di farsi un’idea di come stia andando il mondo. Oggi disponiamo senz’altro di una conoscenza molto più ampia e completa della Prima Guerra Mondiale rispetto a chi si è trovato a viverla, e che poteva quindi coglierne solo gli elementi visibili dal proprio punto di vista, ma certamente, e nonostante le apparenze, non siamo in una situazione molto diversa rispetto ad Antonio ed alla sua generazione quando cerchiamo di comprendere come oggi stia andando il mondo. Questo è uno spunto di riflessione cui la lettura di documenti e diari simili a quello presentato in queste pagine dovrebbe stimolare. Ancora, ad essere fondamentale per il lettore odierno è inoltre l’immagine sorprendentemente dettagliata della vita di un fante italiano negli anni della Grande Guerra. Nelle righe vergate in matita copiativa troviamo descritti l’andamento della vita in trincea, le esercitazioni ed i periodi di riposo, la cura dedicata al vestiario ed all’equipaggiamento, ma particolare attenzione è riservata anche ai momenti di svago passati assieme a commilitoni ed amici, alle pause ricavate per scrivere lettere e cartoline, ed anche alla descrizione particolareggiata di alcuni episodi buffi. Da questa lettura ricaveremo quindi un quadro complessivo e vivo della vita di un militare italiano negli anni della Prima Guerra Mondiale.

a cura di Alessandro Vischio

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