L’AUTORE: Samuel Wilder nasce a Sucha in Austria nel 1906. Giornalista prima a Vienna e poi a Berlino. Ebreo. Deve fuggire dalla Germania con l’avvento del nazismo e approda negli Stati Uniti, terra di promesse e di libertà, dove diventa Billy Wilder sceneggiatore, regista di film che hanno fatto la storia del cinema come Viale del tramonto e A qualcuno piace caldo. Ha vinto 4 Oscar, ottenuto 12 nomination e numerosi premi ai festival di Berlino, Cannes, Venezia. Muore a Beverly Hills nel 2002 a 96 anni.
L’OPERA: "Bud" Buxter (Massimo Dapporto), impiegato ambizioso di una grande società di assicurazioni, che sa mettersi bene in luce con i propri superiori prestando ai più libertini... il suo appartamento. Spera così in una fulminante carriera. Paga il prezzo di piccoli disagi che scaturiscono in gag esilaranti con vicini e colleghi. La voce si sparge fino ai piani alti dell’azienda e finalmente può lasciare a J. D. Sheldrake, il grande direttore, campo libero nel suo appartamento. Ma, sorpresa delle sorprese, apprende a malincuore che la gentile accompagnatrice del suo capo è proprio la donna dei suoi sogni: Fran Kubelik (Benedicta Boccoli) gentile, discreta, ricercatissima, inarrivabile "ragazza dell’ascensore". A questo punto Bud dovrà prendere la decisione della sua vita: perdere l’amore o il lavoro.
L’ALLESTIMENTO: D’Apporto, insieme con Edoardo Erba, firmano l’adattamento italiano del copione tratto dal film Metro-Goldwin-Mayer del 1960. "Io e Erba abbiamo pensato come sarebbe il panorama cinematografico se ci fossero solo 50 pellicole proposte a rotazione: sarebbe una grande noia. E’ un po’ ciò che accade in teatro, universo che si è fossilizzato attorno ai soliti copioni, letti e riletti, rifatti e reinterpretati, ma pur sempre quelle storie. Ecco perché io ed Edoardo abbiamo abbracciato la sfida di adattare il successo cinematografico di 50 anni fa".
D’Apporto ha scelto il testo sia per il tipo di comicità ("Quello ebraico alla Wilder e alla Woody Allen è un tipo di umorismo che sento molto vicino"), sia per la sua attualità.
IL REGISTA: "Nei grandi geni, da Shakespeare a Moliere a Billy Wilder, c’è la capacità di scavare nei difetti dell’animo umano, quelli che connaturati al nostro dna e che come tali non cambieranno mai". Il testo è di una modernità tale che è stato scelto di non attualizzarlo nell’ambientazione. "Lo abbiamo lasciato nel 1958 perché andava bene così. E poi è bello vedere in scena un mondo che non c’è più: quello in cui si usava la calcolatrice con la manovella piuttosto che il computer ed il telefono di banchelite piuttosto che il cellulare".
FILMOGRAFIA: Billy Wilder girò nel 1960 l’omonimo film con Jack Lemmon e Shirley MacLaine, conquistando 5 Oscar.